Paradigma pedagogico ignaziano

La radice ignaziana del Movimento, che pure sottende a tutto il “pensiero” MEG, è fortemente riconoscibile nel modo di procedere quando si tratta rendere concreta la proposta.
Come generale orizzonte di riferimento può essere infatti indicato il Paradigma Pedagogico Ignaziano (PPI) nella sua struttura classica del Contesto, Esperienza, Riflessione, Azione, Valutazione. Si tratta di una teoria pedagogico-didattica che si è andata definendo nel corso degli anni ’90 e che riassume felicemente le caratteristiche dell’attività educativa nella Compagnia di Gesù.
Per maggiore chiarezza cercheremo in maniera sintetica di rendere più esplicite le diverse fasi in cui il PPI si articola.
 
Contesto. Con questo termine vengono indicati i dati di realtà in cui si realizza l’esperienza: aspettative personali, condizionamenti, relazioni sociali… “Il contesto della persona si configura come filtro attraverso il quale tutto viene interpretato e compreso – o rigettato” .
 
Esperienza. “Il momento dell’itinerario in cui si lasciano emergere gli interrogativi si chiama, tecnicamente, esperienza” È il coinvolgimento diretto del soggetto nella dinamica educativa attraverso la lettura “dei sentimenti e delle relazioni che egli sperimenta di fronte al problema sollevato”.
 
Riflessione. “Riflettere, in questo paradigma pedagogico, significa soprattutto tentare di capire il senso di quanto si è provato, di ciò che ha suscitato attesa e curiosità. È il momento dell’informazione, del ragionamento, della scoperta di parametri oggettivi per giudicare e… dare una risposta personale, frutto della propria elaborazione critica di un contenuto”.
 
Azione. L’analisi del contesto, l’esperienza e la riflessione, se ben condotti, mirano a far maturare un cambiamento nella persona o a farle affermare con maggior consapevolezza le scelte fatte in precedenza. In questo senso l’azione è “la conclusione naturale della crescita del senso critico. È, in senso proprio, l’assunzione di responsabilità”.
 
Valutazione. Questa fase, di per sé successiva al processo di “apprendimento”, aiuta a prendere coscienza dell’itinerario percorso per arrivare, nel tempo, ad individuare e a interiorizzare un metodo di discernimento. Ma “valutare è anche celebrare, trovare il modo per trasformare in festosa e gioiosa testimonianza il cammino appena concluso”.