DOPO 20 ANNI IL LOCKDOWN CI HA FATTO RITROVARE

29 Maggio 2020
DOPO 20 ANNI IL LOCKDOWN CI HA FATTO RITROVARE

La (ex) comunità MEG dell’Arca di Roma racconta la sua lunga storia fatta
di condivisione, di sogni e di vita

Un’Arca per salvarsi

Ci siamo incontrati gli ultimi anni del liceo e siamo rimasti insieme nel MEG, come comunità di Testimoni, fino alle scelte fondamentali della nostra vita. Un gruppo di amici e qualche compagno di classe che, camminando insieme nel Movimento, si è trasformato in una comunità di condivisione di sogni e di vita e si è dato un nome. Il nostro era l’ARCA, quella di Noè, quella su cui l’umanità si salva nel mezzo di un diluvio universale.

La “vera” Arca

Provare a diventare lievito

L’Arca allargata

Sono passati più di vent’anni da quando la comunità si è sciolta e ciascuno di noi ha preso la sua strada, sognando di diventare ‘lievito nel mondo’, come titolava la rivista delle branche più grandi del MEG a quel tempo. Non è stato tutto facile: i cammini di fede hanno preso forme diverse, le vite di molti di noi sono state segnate da grandi prove, le esperienze di lavoro ci hanno portato lontano. Oggi, alle soglie dei cinquant’anni, viviamo tutti a Roma e ci teniamo aggiornati con un gruppo Whatsapp nel quale è inserito Padre Franco Beneduce, il gesuita che ci ha guidati per anni, ci ha sposati quasi tutti, ha battezzato i nostri figli, ha celebrato i funerali di chi ci ha lasciato e continua a seguirci a distanza.

Siamo tornati a casa

È stato proprio lui, una settimana dopo il lockdown di tutta Italia, a scrivere sul gruppo un messaggio di vicinanza e ad assicurarci di pregare per noi nelle sue messe. Sono bastate queste poche righe perché si risvegliasse il desiderio di stringerci di nuovo, tra noi e intorno a lui, e dopo varie proposte il desiderio ha preso forma: appuntamento ogni martedì, alle 21:15, su Skype.

La prima volta è stata una ‘semplice’ condivisione di stati d’animo e nuova quotidianità nell’emergenza; poi Franco ci ha indicato brani di Vangelo e spunti di riflessione su cui pregare e confrontarci. È stato sorprendente ritrovare quell’intimità che pensavamo di avere perso: tutti pronti a mettersi a nudo, con naturalezza e spontaneità, certi di essere accolti nelle nostre fragilità e nelle nostre paure. Un sentirsi a casa, un tornare alle radici di quello che siamo oggi: un po’ come il figliol prodigo che, dopo tanto peregrinare, non ha trovato altra via che quella del ritorno al padre, il cui sguardo non è un giudizio ma un’occasione di crescita.

La cosa più incredibile, però, è stata notare come, di settimana in settimana, a mano a mano che l’emergenza assumeva i contorni della tragedia che è, i nostri incontri ci abbiano aiutato a ‘tracciare una linea’: nelle nostre vite individuali, perché saldano un pezzo del nostro passato a un pezzo del nostro presente; nel modo di osservare e vivere questo tempo, perché non passi senza averlo saputo cogliere come occasione di paziente riflessione e, se possibile, di cambiamento.

I tesori del Pane e della Parola

La tempesta sedata – Marko Rupnik

Adesso ci è ancora più chiaro di prima. Siamo dei privilegiati, perché abbiamo avuto il dono di incontrarci e di sperimentare che non ci si salva da soli. Siamo dei privilegiati, perché abbiamo scoperto Pane e Parola come tesori preziosi che trasformano la vita e, ora che non possiamo vivere l’Eucaristia, ci ritroviamo intorno alla Parola di Dio. Siamo dei privilegiati, perché abbiamo avuto il dono di incontrare Franco, che non si è mai stancato di indicarci Gesù come l’Amico da invitare ‘nelle barche delle nostre vite’ perché ‘con lui a bordo non si fa naufragio’ (papa Francesco, omelia del 27 marzo 2020).

Quanto tutto questo lo abbiamo imparato e gustato nel MEG… beh, chiunque abbia mosso pochi o molti passi lungo la strada del Movimento, sicuramente può capirlo!

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