Essere gocce di acqua buona

3 Dicembre 2021
Essere gocce di acqua buona

Stefania, Responsabile della Comunità di Napoli20, ci racconta quanto la sua formazione MEG abbia influito nelle sue esperienze di vita, al servizio del territorio napoletano.

Agire al servizio dell’altro

Molto spesso, noi Responsabili MEG ci chiediamo quanto effettivamente di buono possiamo trasmettere ai ragazzi che ci vengono affidati dalla comunità, come poter testimoniare tutto il bello e tutto l’amore che abbiamo vissuto nelle nostre esperienze MEG. In particolare, noi Responsabili di Napoli 20, ci interroghiamo su quanto il nostro progettare e agire al servizio dell’altro possa rispondere alla necessità di poter positivamente intervenire nell’ambito della criminalità minorile, che, a Napoli, sentiamo ogni giorno come preoccupazione per il presente e per il futuro. La camorra da noi è qualcosa di tangibile che risucchia tante energie dei giovani meno sostenuti dalle famiglie e dalla società.

Fratelli di comunità

La mia esperienza a Scampia: incontri, sogni e speranze

A Scampia

Nel 2013 accolsi con entusiasmo, timore e tanta incoscienza, l’invito di Padre Walter Bottaccio, di poter introdurre a Scampia, insieme con altri Responsabili del MEG Campania, un piccolo gruppo di ragazzi, tra i 9 e i 13 anni, al cammino nel MEG,. Non avrei mai potuto immaginare le realtà e le difficoltà vissute da quei ragazzini napoletani. I ragazzi erano proprio come gli RN che seguivo nel mio quartiere, al centro di Napoli, ma con vissuti, storie e reazioni che mi facevano desiderare più di ogni altra cosa di intervenire sul loro presente e di poter fare di ogni nostro incontro una ricchezza ed un dono di umanità e speranza. Sono stati anni di relazioni intense che hanno segnato i miei sogni, le mie esperienze ed i miei studi.

Piedi, cuore, testa mani

Ho continuato a collaborare con i Gesuiti del Centro Hurtado, a Scampia, attraverso diverse attività non soltanto legate al MEG, ma destinate a rispondere ad un bisogno educativo e formativo più ampio del territorio. Ho conosciuto Padre Fabrizio Valletti, ideatore del metodo educativo “Piedi, Cuore, Testa, Mani”, destinato a minori ed adulti, fondato sul principio di garantire la possibilità a ogni individuo di essere protagonista della propria vita. Questa metodologia pedagogica si pone l’obiettivo di generare un processo virtuoso: partendo dai piedi, ognuno può incontrare ed immergersi nella realtà, per poi commuoversi, con un cuore aperto, soprattutto di fronte alle sofferenze e alle ingiustizie; ecco allora che, nella testa, fiorisce il desiderio che spinge a studiare e progettare processi di cambiamento, attraverso mani attive, oneste e aperte alla collaborazione, per attuare progetti efficaci ed innovativi. A Scampia, grazie alle proposte di Padre Marco Colò e Padre Sergio Sala, ho potuto imparare che per poter “essere una goccia di acqua buona” è necessario riuscire ad accogliere il bisogno dell’altro, entrarci in modo semplice, senza aspettative, per proiettarlo verso un cammino di nuove speranze.

Scampia, Piazza Giovanni Paolo II

Un progetto nel carcere minorile di Nisida

I fiori de “Il nostro giardino”

Quando nel 2019 sono stata assunta da E.i.t.d Srl – un ente di formazione professionale che gestisce le attività lavorative presso istituti penitenziari minorili di Nisida e Santa Maria Capua Vetere – quasi non potevo crederci. Ogni giorno andavo in ufficio a mettere in pratica quella che consideravo una “folle idea” che, tempo prima, avevo sentito esprimere, durante un Convegno a Frascati, a Padre Mario Picech: lavorare per fare qualcosa di bello nelle carceri. Sono stata impiegata come coordinatrice didattica e progettista per la scelta di obiettivi e metodologie educative, presso l’Istituto penitenziario per minori di Nisida, con il compito di realizzare il percorso formativo per la Qualifica Regionale di giardiniere. Nel 2020 è stato concluso il progetto “Il nostro giardino” che ha coinvolto nove ragazzi detenuti. Con questo programma è stato creato, all’interno dell’Istituto, un giardino che rispecchiasse i desideri dei ragazzi, con l’istallazione di un roseto, un orto ed un gazebo ricoperto da viti. Grazie ad una progettazione basata sul metodo “Piedi, Cuore, Testa, Mani”, i ragazzi hanno avuto la possibilità di ricevere una formazione finalizzata alla riscoperta di alcuni valori umani, etici e sociali, in una fase di vita – quella adolescenziale – nella quale non basta la trasmissione di competenze. Per un ottimale futuro reinserimento nella società, abbiamo invece ritenuto necessario integrare la formazione delle competenze con interventi che aiutassero i ragazzi a diventare individui coscienti e cittadini consapevoli. Il progetto educativo ha avuto quindi come duplice obiettivo il raggiungimento di nuove abilità e quello di colmare i bisogni affettivi dei partecipanti al progetto, aiutandoli a liberarsi da molti limiti e preconcetti che condizionavano la percezione che avevano di loro stessi. Stare insieme prendendosi cura della natura ha dato a tutti la possibilità di accogliere se stessi, prima di tutto, e quindi di accogliere l’altro con le sue individuali caratteristiche, fratture, capacità ed aspettative.

È stato emozionante per me presentare all’Associazione Italiana Formatori, a Torino, lo scorso ottobre, il progetto “Il nostro giardino”, in occasione del conferimento del premio di Eccellenza alla formazione professionale. Noi siamo arrivati secondi, vincendo il secondo premio per le innovazioni applicate nei metodi educativi e per l’attenzione alla riqualifica dei territori della nostra città. Anche i miei desideri si sono realizzati: ho conseguito il Master in Mediazione Penale Minorile, scrivendo una tesi proprio su questa esperienza.

Vorrei chiudere con un incoraggiamento: non sottovalutiamo mai quanta luce e bellezza possiamo trasmettere nelle piccole scelte della nostra vita quotidiana. Siamo testimoni di amore quando pratichiamo lo stile che Lui ci ha insegnato.

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