UNA VITA IN MOVIMENTO, NEL MOVIMENTO

15 Gennaio 2021
UNA VITA IN MOVIMENTO, NEL MOVIMENTO

Sasi, della Comunità di Napoli 13, ci racconta di quanto il MEG abbia influito nella sua formazione e nella sua vita, a partire da “un pomeriggio come tanti altri”…

Un pomeriggio come tanti altri

La mia esperienza nel MEG è iniziata quando avevo 11 anni. Un pomeriggio come tanti altri arriva una telefonata a casa mia: era la madre di un mio compagno di classe con il quale avevo fatto la prima comunione. Lei, parlando con mia mamma, le domandò se avrebbe voluto inserirmi in un “gruppo di dopo comunione”. Mia madre me lo chiese e la mia risposta fu un immediato “sì”. Lì è partita la mia avventura, quasi per gioco, per amicizia, a Napoli 13 (la comunità MEG della Parrocchia di San Giovanni ai Fiorentini). Quella è diventata per me una seconda casa, dove sono nate amicizie importanti che durano ancora oggi. Il mio percorso è continuato negli anni, prima con la partecipazione alle Giornate Regionali e poi ai Convegni. Ricordo in particolare con molto piacere la mia meraviglia quando mi sono ritrovato, C14, al mio primo Convegno Nazionale a Rimini: tutti quei ragazzi erano lì per lo stesso mio motivo. Era tutto molto diverso dai contesti che conoscevo della mia città e della mia scuola. Mi colpì il modo in cui i miei coetanei parlavano di loro stessi, delle loro esperienze e della loro relazione con Gesù in modo sereno e franco. Sentire parlare del Signore come se fosse un amico mi sorprese tantissimo. Mi affascinavano le loro storie raccontate nelle condivisioni: tante vite così diverse, tante sofferenze e contraddizioni che trovavano risoluzione nelle relazioni, ma soprattutto nella Relazione (quella con la “R” maiuscola) con Lui!

Il Convegno, l’esperienza che ti cambia

Farsi grandi non vuol dire essere primi

Il sevizio nella Segreteria Nazionale

La mia vita, nel frattempo, non scorreva completamente “liscia”. La scelta di una scuola sbagliata mi aveva creato molte turbolenze emotive e fu così che nel mio percorso da C14 (ormai quasi PreT) inizia ad insinuarsi una domanda: cosa vuoi fare da grande?

Farsi grandi non vuol dire essere primi ma solamente essere vicini ai poveri che hanno bisogno di tutto il nostro amore”: questo canto mi rimbombava nella testa. L’avevo sentito tante volte a quei Convegni che erano per me tanto cari. Chi erano questi poveri? Chi era il mio prossimo? Come potevo rendere servizio anche nella mia vita? Cosa farebbe Gesù al posto mio? Scoprii quindi che il Signore mi aveva donato dei talenti e che potevo metterli al servizio degli altri. Così nasce il desiderio di svolgere una professione al servizio dei fratelli e soprattutto al servizio dei più piccoli, dei bambini, che in quel tempo erano diventati per me molto importanti, avendo iniziato il servizio da Responsabile nella mia Comunità.

Mi preparavo ad essere Testimone

Gli anni dell’università sono stati pieni di momenti di spiritualità: gli Esercizi, i Convegni da Responsabile, il fare parte della Segreteria Regionale e Nazionale, le amicizie… fino a quando, dopo la laurea, ho conosciuto Lucia.

Anche se lei non frequentava il MEG, lessi nei suoi occhi la stessa voglia di conoscere Gesù che avevo io ma, soprattutto, lo stesso spirito di servizio che avevo imparato nel Movimento. Conoscendoci, nel tempo, è nata in noi la voglia di costruire un progetto più grande, di continuare la nostra missione insieme: dopo sette anni ci siamo sposati.

Essere Testimoni con lo spirito giusto!

La mia vita oggi

A Frascati

Oggi ho 40 anni suonati e sono padre di due bambini, Francesco di due anni e Arianna di 6 mesi. La mia vita (e quella di mia moglie) è completamente al loro servizio, questa è la nostra Missione. Inoltre, sono psicologo-psicoterapeuta e mi occupo in modo particolare di bambini e adolescenti. Continuo ad ascoltare le loro storie e tutte le volte che tento di aiutarli la mia domanda rimane sempre la stessa: “Cosa farebbe Gesù al posto mio?”.

Salvatore De Costanzo

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